domenica 20 ottobre 2013
La cultura del mercante
La riflessione odierna di un maestro della cultura politica di questo paese, espressa nelle forme di una catarsi anche emozionale sulle condizioni di arretratezza, mi induce a riprendere una tematica, quale quella della cultura, che non muove il dibattito attuale. Si parla di progesso, anzi di crescita per indicare la situazione di stallo dell'economia come se questa fosse l'unica matrice con la quale leggere le difficoltà di questi tempi. Ben peggiore è la deriva etica cui assistiamo quali spettatori e attori di un dramma collettivo che agisce da tempo: "Artisti annoverati nel seguito servile di una società senz'anima per soddisfare i bisogni fittizi della gente, per distillare un voluttuoso mezzo contro l'esaurimento e la sbadigliante, insaziabile noia dell'esistenza" (Nietzsche, La gaia scienza). La nostra è una cultura che serve: serve lo Stato e serve perchè utile allo Stato. Ma dove c'è l'utile la libertà è compromessa. Diventando utile la cultura viene sottomessa. (P. Scolari)
Quindi una cultura utile e dell'utile è compromessa e sottomessa. I detentori della cultura che dovrebbero indirizzarci, remano in un mare trasformatosi in un fiume che corre in un'unica direzione, quella del loro interesse. Quanta illusione è allora insita nei tanti discorsi sulla crescita fatta da personaggi interessati, intellettuali o uomini colti in genere. Sempre tesi, sempre tesi..(Verdone) a cogliere del problema solo l'aspetto economico. Come potremmo bere ad una cultura che abbia le caratteristiche dell'indipendenza, inutilità, solitudine, autonomia, lentezza ..Nella società moderna l'uomo perfetto è l'impiegato statale.
venerdì 26 febbraio 2010
Attacco all'occidente

L’attacco del leader terrorista beduino (sia detto col disprezzo che può averne un occidentale) contro la civile e pacifica Svizzera ci chiama di nuovo a capire chi sono gli islamici. Non il popolo che sbarca il lunario in “questa terra di lacrime”, ma il popolino assoggettato, attraverso i suoi membri, ai dettami di una religione tribale vecchia di quasi 1500 anni, che vuole imporre un credo falso e prescientifico. L’invito alla Jihad suscita indignazione a noi occidentali e (per fortuna) larvata accondiscendenza dai gruppuscoli di terroristi ideologici e “senza storia” che cercano il momento di visibilità attraverso il servile ricorso alla violenza. Apriamo la mente e il cuore e proviamo a capire su quali nefandezze si fondano le religioni. Esse sono lo strumento con cui poche persone "dominano" sui molti. Quanti morti per una retrivia “idea”.
"Dobbiamo proclamare con tutti i mezzi il Jihad contro l'infedele e apostata Svizzera", ha dichiarato Gheddafi in un discorso a Bengasi per l'anniversario della nascita di Maometto. Per il leader libico la guerra santa "contro la Svizzera, il sionismo, contro l'aggressione straniera non è terrorismo. Qualunque musulmano nel mondo che abbia fatto accordi con la Svizzera è un infedele (ed è) conto l'Islam, contro Maometto e il Corano". da Repubblica - esteri