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domenica 20 ottobre 2013

La cultura del mercante



La riflessione odierna di un maestro della cultura politica di questo paese, espressa nelle forme di una catarsi anche emozionale sulle condizioni di arretratezza, mi induce a riprendere una tematica, quale quella della cultura, che non muove il dibattito attuale. Si parla di progesso, anzi di crescita per indicare la situazione di stallo dell'economia come se questa fosse l'unica matrice con la quale leggere le difficoltà di questi tempi. Ben peggiore è la deriva etica cui assistiamo quali spettatori e attori di un dramma collettivo che agisce da tempo: "Artisti annoverati nel seguito servile di una società senz'anima per soddisfare i bisogni fittizi della gente, per distillare un voluttuoso mezzo contro l'esaurimento e la sbadigliante, insaziabile noia dell'esistenza" (Nietzsche, La gaia scienza). La nostra è una cultura che serve: serve lo Stato e serve perchè utile allo Stato. Ma dove c'è l'utile la libertà è compromessa. Diventando utile la cultura viene sottomessa. (P. Scolari)
Quindi una cultura utile e dell'utile è compromessa e sottomessa. I detentori della cultura che dovrebbero indirizzarci, remano in un mare trasformatosi in un fiume che corre in un'unica direzione, quella del loro interesse. Quanta illusione è allora insita nei tanti discorsi sulla crescita fatta da personaggi interessati, intellettuali o uomini colti in genere. Sempre tesi, sempre tesi..(Verdone) a cogliere del problema solo l'aspetto economico. Come potremmo bere ad una cultura che abbia le caratteristiche dell'indipendenza, inutilità, solitudine, autonomia, lentezza ..Nella società moderna l'uomo perfetto è l'impiegato statale.

giovedì 10 febbraio 2011

Né con questa destra né con la sinistra

Se ci fosse ancora il buon senso militante si potrebbe dire che la destra (o quelli di B.) non esiste perché se pure B. fosse innocente come un bimbo (che tanta psicologia ci dice non esserlo, ma questo ai tempi di Gesù non si sapeva), qualcuno di quella parte dovrebbe guardare al futuro dell'Italia e delle sue istituzioni che sono in sfacelo. Cricche che si appaltano lavori e restituiscono case agli Scaiola di turno, politici inquisiti (che novità!!!) nella sicilia sanguisuga come tutte le regioni autonome, incarichi miliardari dati ai soliti Lunardi di turno, per non parlare di escort e festini con droga dei vari Mele cattolicissimo dell'Udc che parla di "necessità di difendere «la nostra identità cristiana»". Insomma un quadro desolante ma con il modesto vantaggio di usare il bisturi per situazioni vecchie e malevoli, dalla giustizia alla scuola alle imprese con un occhio al funzionamento più che alla sopravvivenza, mista a interessi personali fin troppo evidenti. 


Mentre la sinistra disarcionata dalle elezioni, che "democraticamente" hanno eletto altri, non trovando modo di impostare la sua strategia, ricorre ai sistemi più vecchi del suo vecchio modo di essere al mondo: mobilitare le masse, distruggere le istituzioni, scegliere il solito derelitto di turno e farne un martire (ora i musulmani, ora De Magistris, ora i dipendenti della scuola, ora i magistrati schierati). Non un attenzione ad una proposta (per quanto...), non una "cautela istituzionale", una continua azione demagogica portata avanti dai media e dai loro stipendiati d'oro. Si preferisce buttare l'acqua sporca con il bambino. Non si guardano problemi più ampi come quello islamico, come quello del deficit dello stato, della modifiche di istituzioni, necessario in tempi di rapida evoluzione, di rafforzare l'identità nazionale, insomma non sono adatti a governare. 


In questi giorni il senso di smarrimento è ritornato come ai tempi di "mani pulite". L'italia che vuole festeggiare sembra in continuo 8 settembre, dove i "regnanti" se non scappano creano disagio in chi resta. Che fare?

lunedì 20 settembre 2010

Il XX settembre 1870 uscimmo dal medioevo

Quello che per molti stati e popoli è ancora lontano noi l'abbiamo assaporato, con il sangue dei caduti e una politica liberatrice, 140 anni fa, la fine del potere religioso come pervasivo del potere civile. Siamo avanti rispetto ai musulmani almeno di 140 anni. Noi eravamo incatenati ad un papa, loro sono incatenati ad un libro. Purtroppo la storia successiva fino ad oggi ci hanno fatto smarrire il senso di quell'impresa per la dignità dei cittadini della nazione italiana.


Cosa è necessario celebrare

Il 20 settembre 1870, data della Breccia di Porta Pia e della liberazione di Roma dal potere pontificio, segna l’inizio di una nuova libertà di pensiero, di coscienza e di religione che si offre al popolo italiano ed europeo.

Ridurlo, come in passato hanno provato il fascismo e la democrazia cristiana, ad un fatto d’armi con cui una nazione si conquistò una più prestigiosa capitale, è un falso storico non tollerabile da chi si professa democratico.

Ad essere battuta, il 20 settembre, fu l'ultima trincea della più assolutista e forcaiola concezione del potere e della società, che coagulava intorno a sé ogni sorta di ostilità alla civiltà moderna.

Torni il XX Settembre come Festa Italiana senza ideologismi di parte ma per non smarrire la memoria.

lunedì 19 luglio 2010

Vienna farà il suo riposo il venerdì



Son appena rientrato da Vienna. Bellissima città ottocentesca, molto ben organizzata, viva e vitale anche culturalmente. Ma invasa dalle "donne del Sahara". E' rimasta mitteleuropea nei palazzi, nelle ville, ma l'umanità che gira per Vienna, nelle metro, sui bus non puoi sbagliare è musulmana. Città cattolica Vienna che festeggia ancora la domenica. Temo che tra un po inizierà a festeggiare il venerdì. Per le strade nel loro abito nero dalla testa ai piedi con solo uno spiraglio per gli occhi, incontri donne (perché gli occhi li vedi sono belli e vividi di donna), che non ti aspetteresti di vedere nell'epoca di internet. Un retaggio del passato in una nazione protesa in avanti. Un richiamo forte e pressante a mostrare la loro origine, la loro cultura, la loro fede. La senti come fastidiosa, come invadente. Un'appartenenza esibita. Il pensiero unico di un uomo, non di un dio, di un uomo diventato la fede di un popolo. Com'è possibile ciò se non con la costrizione travestita da fede e tradizione. Nell'Iran degli anni sessanta le donne vestivano i pantaloni e non per questo smettevano di credere nel loro Allah. Oggi il marcare un'identità è un atto di asservimento per il popolo e di aggressione per gli altri popoli "infedeli". E' in atto una lenta silenziosa ma aggressiva invasione per costruire l'Eurabia sulla terra dove S. Giovanni da Capestrano li aveva scacciati quattro secoli fa. Perché molti si ostinano a non vedere? Perché scambiano tutto per cultura e tolleranza? Con tutto lo smarrimento della chiesa e i guai di questi mesi campeggiava ieri su una chiesetta dei cavalieri di Malta di Vienna "more tolerance". Era in corso l'incontro mondiale sull'aids. Ma anche qui "tutto è puro per i puri"... Il popolo beone che accetta una tolleranza con popoli che di base ne sono sprovvisti si prepara ad un futuro di convivenza immediata e di aggressione futura. Aspettate ancora che le donne del Sahara avranno preso ancora più forza e la loro presenza si imporrà nei numeri prima che nelle scelte.